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STRALCI DAL DIARIO DI UNA VOLONTARIA
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Data: Mercoledì, 13 Ottobre 2004
Fonte: Custodia di Terra Santa
Cari Amici,
Ecco stralci di diario che CRI
una meravigliosa ed eroica volontaria italiana scrive circa la sua esperienza di vita e di condivisione con la gente dei villaggi dei territori palestinesi occupati da Israele, disseminati di colonie che sorgono come funghi nei Territori. Cri
appartiene a un minuscolo gruppo di volontari che io seguo in fraterna ed affettuosa solidarietà sostenendo e incoraggiando la loro stupenda e rischiosa avventura. La loro è "nonviolenza attiva", non ideologizzata, non politicizzata. Semplicemente Vangelo in atto perché ogni violenza è antivangelo. Queste schegge di diario parlano da sé. Il gruppo appartiene all'Associazione Operazione Colomba Papa Giovanni XXIII L'associazione fa capo a Don Benzi di Rimini.
Sito: www.operazionecolomba.org.
fra Marco Malagola,
Membro della Commissione Justitia et Pax
della Custodia di Terra Santa
Cari amici,
da settimane cerco di avere un pò di tempo per scrivervi. Purtroppo non lho mai avuto, o quando cera ero cosi stanca da non riuscire a trovare le parole.
Ho provato a pensare di scrivervi una lettera, ma tutto cio che esce in questo momento e unaccozzaglia di pensieri raccolti in queste settimane, immagini che si intersecano ad avvenimenti e a sentimenti.
Spero vi accontenterete.
Check point di Qalandia, un pomeriggio.
E lultimo giorno dello Yom Kippur, festivita ebraica. Tutti sono tesi. I soldati chiudono a tratti i cancelli, cosi si formano lunghe code di gente stanca ed estenuata. Io in coda con loro per andare a Gerusalemme. Allimprovviso un uomo si è messo a gridare, e 4 soldati lo spintonavano verso il passaggio.ho avuto un momento di paura. Temevo avrebbero potuto innervosirsi, e che ne so io...sparare?
mi sono istintivamente girata per salvare il viso neanche io so da cosa.
Parents Circle.
Un gruppo di persone israeliane e palestinesi che hanno in comune il fatto di aver perduto un famigliare in un attentato o in un azione dellesercito nei Territori. Il senso di questo gruppo? Incontrarsi nel dolore. Partire dal dolore comune ai due popoli per aver perduto una persona cara e cercare di usarlo come base per riconciliarsi, uscendo dal desiderio, umano, di vendetta...Uscendo dalloscurità e dallombra, verso la speranza. Poiche la vendetta non riporta in vita i morti.
Non si raggiunge la pace con un trattato. Si deve cominciare dalle vittime, dal basso.
I palestinesi piangono le stesse lacrime degli israeliani.
Riconciliarsi, non dimenticare.
Eliminare la separazione tra cuore e testa.
Niente è successo fino a che non viene descritto. V. Woolf
sta scritto su un calendario di una NGO palestinese che cerca di diffondere informazioni sulla drammatica vita quotidiana della gente nei Territori Occupati.
Cerco di ricordarmelo, di quando in quando, per ritrovare la spinta a scrivere e non fermarmi allempatizzazione del dolore.
Al-Tuwani.
Minuscolo villaggio di 300 anime a sud dui Hebron. Tutto intorno, deserto e insediamenti di coloni israeliani.
Al villaggio ce lunica scuola della zona, tutti i bambini palestinesi dei villaggi attorno devono andare li.
Anche i bambini di Tuba. Tuba e un posto dove non ci sono case, la gente vive in grotte molto antiche, perche lesercito di Israele ( che ha il totale controllo amministrativo della regione, cosiddetta zona C) vieta la costruzione di qualsiasi cosa. Sia essa una casa, una scuola, un acquedotto, una fogna, un palo della luce.
A Tuba ci stanno 2 famiglie con le capre . hanno 6 bambini, che tutti i giorni si fanno 10 km andata e ritorno per andare a scuola, su un sentiero pericoloso che passa vicino allavamposto dellinsediamento (considerato uno dei piu ideologici e pericolosi di tutta la West Bank), dove li hanno spesso aggrediti con pietre, spaventandoli con i cani e altre cose di questo genere.
Ci sarebbe un altra strada, solo 2 km, ma non gliela fanno fare...ragioni militari, dicono. La realta e che i coloni cercano di rendere le cose difficili alla gente per costringerla a lasciare la terra.
Dea un mese accompagnamo i bambini per la strada corta. A volte la chiudono e ci obbligano a passare per quella lunga, sotto le baracche dei coloni che la prendono come una provocazione.
Ieri 2 del gruppo, americani, sono stati aggrediti con bastoni e catene. Sono tutti e due allospedale, uno con un polmone collassato da un colpo molto forte.
Io vado a sostituire una di loro.
Gran groppo allo stomaco mentre scendo.
Serata nel villaggio.
Non riusciamo a concentrarci a lungo su niente.
Pensieri poco nonviolenti allidea di un aggressione. Dormo poco e male, faccio brutti sogni. Fino a che abbiamo cose da fare stiamo abbastanza bene, ma quando non siamo impegnati viene fuori la paura, la tensione e lansia.
Da tempo mi chiedo dove sono le donne in questo conflitto, che ruolo hanno ripetto alle violenze che vengono inflitte alle persone.
Dove sono le donne? Eccone una scendere urlando dalle baracche dei coloni sulla collina, incinta, con la macchina fotografica.Una risata isterica. Mi ha fatto paura. Mi hanno fatto paura tutti. Arrogante brutalità della loro presenza tra gli alberi.
Al rientro, mi è venuto da piangere. le lacrime erano sul ciglio ed io non riuscivo a fermarle.
Ogni minuscola particella del mio corpo è tesa a guardarsi le spalle, e cercare di non farsi sorprendere.
Desidero un momento di abbandono.
Abbiamo pregato, cantando, stasera. Una piccola candela in mezzo alla stanza.
I bambini di Tuba.
Le loro facce per la strada. I passi accelerati quando siamo vicino allinsediamento. Il sollievo quando passiamo oltre. Le canzoncine. I biscotti che abbiamo portato e che mangiano come fossero oro.
Un abbraccio
Salam - shalom
cri
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